venerdì 11 novembre 2011

Io viaggio

Dal momento che sono titolare di un abbonamento Io Viaggio (85 comodi eurini da levare dallo stipendio che la Regione, con la consueta spiritosaggine, promuove come offerta speciale), ho deciso di sfruttare questo capitale per bene. Di usare l’Atm lo so già che non avrò occasione (ma vedrò di procurarmene almeno una o due nell’arco del mese), allora decido di provare la Tuv di Varese, quella sì che mi servirà.
Aspettare l'autobus la sera, be’, arrivando alle nove (21) o dieci (22), ecco, preferirei di no; valuterò quando riuscirò a tornare per le otto. La mattina, invece, è una bella esperienza: esco di casa alle 8.40, corsa delle 8.47 e salgo sul treno alle 9.20 passate. Non abito così lontano dal centro: a piedi da casa impiego 25 minuti a raggiungere la stazione.
Mmmmh... allora devo concludere che sono i tempi di attesa a scoraggiare l’uso del mezzo pubblico? Oltre al costo, s’intende: fuori da questo abbonamento complessivo il prezzo dell’autobus è sproporzionato e assolutamente non conveniente, sia quello del biglietto che quello dell’abbonamento mensile.
Ad essere precisi, in autobus, traffico permettendo, si impiega pochissimo, però vanno messi in conto anche il tragitto fino alla fermata, l’attesa (gli orari ovviamente non sono coordinati: o si arriva in stazione con 15 minuti di anticipo o si rischia di perdere il treno, casomai fosse in orario) e in più i costanti 10 minuti buoni di ritardo di Trenord (ormai certificati – a saperlo prima, avrei preso l’autobus successivo!), senza naturalmente dimenticare gli imprevisti: sotto la pensilina ascoltavo gli altri dire che la corsa precedente dell’autobus non era mai passata.
Vatti a fidare dei mezzi pubblici.





Ecco, per esempio. Sono in stazione alle nove e Trenord sa già dirmi che il treno porta otto minuti di ritardo.
Voglio anche io il turno di otto ore.
Si capisce cosa si intende quando si dice che fare il pendolare è un lavoro usurante?

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