giovedì 18 agosto 2011

L’era della cosmesi verbale

“C'è il manuale di Rfi per gli annunci nelle stazioni (Mas) redatto con il Dipartimento di studi filologici, linguistici e letterari della Sapienza di Roma. C'è quello per gli annunci a bordo (Mab) usato su tutti i treni. E ce n'è uno ad hoc per Frecciarossa e Frecciargento. Nei primi due la parola «guasto» è prevista”.
Di questo ci informa il “Corriere”, dando la notizia della contestazione disciplinare e della multa comminata ad una capotreno che, informando i passeggeri, ha usato la parola “guasto”.
Tant’è: sui treni dell’alta velocità ci sono parole tabù, indicibili. Forse non solo lì. Però. È l’altra faccia della campagna per la comunicazione e la trasparenza verso gli utenti: la falsa informazione. E a quanto pare all’uopo scomodano perfino i dipartimenti umanistici.
Questa è l’epoca dell’eufemismo, della minimizzazione, delle perifrasi, dei giri di parole, quando non proprio della menzogna – del resto, se la manovra economica taglia servizi e assistenza e rapina ceti medi e bassi ma viene chiamata “tagli ai costi della politica”, cosa c’è da stupirsi, che sarà mai l’ennesimo guasto ferroviario: se non pronuncio la parola, il fatto smette di esistere.
Allora forse l'Italia è una Repubblica fondata sul “lavoretto”, e i precari si son chiamati “co.co.co.”, e il Belpaese va a gonfie vele: uno sprezzo del ridicolo che il mondo ci invidia, come ha detto qualcuno.
Qui si tratta di malattia, del sintomo di una malattia sociale, che spinge a non chiamare le cose con il loro nome, quando non addirittura ad attribuirne uno falso: dal lessico alla sintassi, quel che viene monumentalmente realizzato è una realtà parallela, un set pubblicitario permanente, dove tutto dev’essere friendly per il cliente-consumatore.
A me personalmente fa abbastanza spavento.

1 commenti:

  1. alcuni diretti per varese sono diversamente in orario e diversamente climatizzati.

    Roy

    RispondiElimina