domenica 10 ottobre 2010

Scusate il ritardo

Ecco, il PolloNord torna a farsi vivo. Dopo un soggiorno all’estero, la grande fatica non è soltanto quella di ritornare fisicamente ma ricondurre tutte le facoltà psichiche e mentali al piccolo mondo lombardo di TLN. Che si riprensenta tale e quale a come lo avevamo lasciato – disservizi e ritardi, climatizzazione improponibile, sovraffollamento.
Già, le mezze stagioni – che ci sono ancora, checché se ne dica – mandano in tilt il sistema di climatizzazione dei treni. Mi riferisco ai treni come creature semintelligenti, dal momento che se si domanda al personale in servizio di regolare la temperatura ci si sente sempre rispondere che non possono farci nulla. Apparati tecnologici avanzati i cui sensori reagiscono in base alla temperatura esterna percepita – la percezione, quel termine che ormai noi pendolari non sappiamo più disgiungere dalla specifica “del ritardo” – che fa impazzire il sistema; così mi son trovata in un vagone che in un certo punto emetteva aria fredda e poco più in là aria calda. Come quando I lavandini avevano due rubinetti.
I ritardi ci sono sempre, con picchi il venerdì: le ferrovie confermano così l’assoluta mancanza di qualsivoglia rispetto per i pendolari, giunti più che affaticati alla fine della settimana e costretti ad allungare i propri orari lavorativi per colpa della solita inefficienza. Possiamo ragionevolmente accettare che un viaggio di andata e ritorno Varese-Milano prenda tre-ore-dico-tre al giorno?! (fatevi due conti rispetto a dove abitate, a dove lavorate, i tempi di inutile attesa in stazione…).
Nulla di cambiato anche sul versante della ricarica di Itinero: le biglietterie delle ferrovie dello stato e delle Nord (società unica TLN) non si parlano: posso usare gli stessi treni con l’abbonamento integrato ma se lo compro alle ferrovie dello stato dovrò rivolgermi all’addetto per oltrepassare i tornelli.
Capitolo sovraffollamento, altro incubo: ho rischiato di non riuscire a salire su un passante pieno all’inverosimile, non solo sulle piattaforme – no, ovunuque, fra i sedili, sulle scale… Schiacciati, nel senso letterale. Se ci fossero treni più frequenti, sarebbe poco male, ma la cadenza ogni mezz’ora è esiziale.
A tutto questo si aggiunge la maleducazione dei passeggeri – suonerie e voci e musica negli auricolari a tutto volume (tutti sordi?) e spintoni e nessuno che chieda scusa o permesso… non è facile quando si viene da un paese civile.

p.s. un altro piccolo esempio su come vengono gestite le ferrovie italiane: il biglietto di andata dall'Italia per l'estero (comprato in Italia) ha un'unica tariffa; il biglietto dall'estero per l'Italia (comprato all'estero) invece due, quella che abbiamo pagato all'andata senza alternative e una parecchio meno cara.

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