Dopo otto ore di lavoro e l’oretta buona di pre-lavoro che è il viaggio del mattino, il pendolare si sottopone ad una ulteriore, eroica prova: il viaggio in piedi la sera è ormai una certezza, dato che se si sale a Bovisa si verifica nel 100% dei casi. E dico in piedi fino a Tradate, sovente fino a Malnate (cioè si viaggia seduti da Malnate a Varese!). Da soli si fatica a trovare un posto e due persone son già troppe – due persone che vogliano scambiare qualche parola. Stessa cosa anche al mattino dopo Varese. E la ressa che affolla le piattaforme verso la fine del viaggio – tutte persone che un posto a sedere non ce l’hanno – rende difficile anche guadagnare l’uscita: i capitreno che amano imputare ai passeggeri i ritardi farebbero bene a considerare l’impedimento che si viene a creare per mancanza di spazi.
Si viaggia come su una linea metropolitana senza che di fatto lo sia, una metropolitana.
Vero, secondo il regolamento con il biglietto si acquista il diritto al trasporto, non il posto; d’altra parte un buon gestore sa di dover provvedere ed anzi si suppone debba rallegrarsi dell’incremento dei passeggeri. Già, perché pare proprio che siano aumentati, in linea con quanto accade anche altrove: i viaggiatori che si servono dei mezzi pubbici sono in aumento.
Di adeguare l’offerta alla domanda, però, i nostri gestori non si sognano nemmeno; anzi, per peggiorare le cose alle volte mettono negli orari di punta i Taf.
p.s. la perla di questa mattina: la capotreno passa ad annunciare, vagone per vagone, che si trasborda a Bovisa, perché “il locomotore non ce la fa a fare la salita” (che poi è una rampa, subito fuori la stazione).
mercoledì 3 marzo 2010
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