L'incidente accaduto in Belgio e lo stato delle ferrovie
18 morti (17 passeggeri e il macchinista) e un 95 feriti è il bilancio pressoché definitivo dell’incidente accaduto in Belgio lunedì 15 febbraio, una collisione frontale fra due treni pendolari a Hal, periferia di Bruxelles.
Si parla di guasti strutturali delle ferrovie e di problemi di sicurezza, vetustà dei materiali e scarsa manutenzione della rete. Si parla del Belgio ma l’analisi vale anche – e anzi, ancora di più – per le ferrovie italiane.
Ecco alcuni passaggi dall’intervista ad Arnaud Lahaut, consigliere sulla mobilità dell’Associazione dei Clienti dei Trasporti pubblici (ACTP), associazione nata nel 1999 per promuovere i trasporti, in cui si rilevano i problemi del sistema ferroviario nel paese.
Secondo i primi elementi dell’inchiesta pare che il treno Lovanio - Braine-Le-Comte abbia saltato un semaforo rosso; su questo Lahaut risponde: “Ci si può interrogare sul fatto che un treno non si arresti automaticamente in caso di semaforo rosso. Questo genere di tragedia sarà destinata a ripetersi se il macchinista resta il solo responsabile a bordo. Non si può essere al riparo dall’errore umano.”
E alla domanda: Quali sono attualmente i principali problemi in materia di sicurezza sulla rete ferroviaria belga?
“Ne esistono a due livelli: di gestione della rete, Infrabel, e dell’operatore, la SNCB. Le stesse linee sono mal tenute. In caso di condizioni climatiche estreme le rotture delle linee di contatto sono frequenti. Ci sono anche grossi problemi di modernizzazione del materiale rotabile. Uno dei treni coinvolti nell’incidente aveva 50 anni. La consegna di nuovo materiale è in ritardo e questo non permette di assorbire il flusso crescente dei nuovi viaggiatori, che dal 2000 è aumentato in media del 5% all’anno.”
La Infrabel e la SNCB sono al 100% pubbliche. Ma c’è un problema nella distribuzione delle risorse: gran parte è finita nella costruzione di costose e monumentali stazioni, ovvero in spese di immagine, e solo una parte esigua è stata destinata all’ammodernamento di strutture e infrastrutture per i passeggeri. Oltre al fatto che gli stanziamenti non sono comunque sufficienti per rinnovare la rete e il materiale rotabile – e come giustificazione ai mancati investimenti si invoca la crisi.
I sindacati della SNCB denunciano anche un problema di personale, di risorse umane: c’è una carenza di effettivi, molti macchinisti sono anziani, vicini al pensionamento o in procinto di andarci, mentre i giovani non sono sufficientemente formati, e, nonostante abbiamo poca esperienza, vengono loro affidati compiti delicati di gestione ferroviaria.
L'intervista su Libération e LaLibre.
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