lunedì 25 gennaio 2010

Al freddo

La metafora della guerra, con combattimenti e scaramucce da affrontare ogni giorno, il logoramento nelle postazioni di trincea si presta staordinariamente alla situazione vissuta dal pendolare LeNord. Munito di tesserino un po’ come in tempi di razionamento, può usufruire di un viaggio in condizioni spartane, ovvero solo dello stretto necessario, il trasporto a destinazione. Oltre a questo nessun comfort – e infatti la risposta alle lamentele per i viaggi in piedi è sempre la medesima: quello che noi ci ostiniamo a chiamare biglietto e che gli addetti specificano essere un “contratto di viaggio” consente il trasporto nudo e crudo, non garantisce il posto a sedere. Che poi sovente a destinazione si arrivi in ritardo o non si arrivi per nulla, è altra questione (per esempio stamattina: a Varese il treno ha 15 minuti di ritardo; annunciano che parte prima il locale, dopo annunciano che il locale è guasto e che quindi si aspetta il diretto).
Posto a sedere a parte, il personale prende proprio alla lettera il dettato contrattuale: in questi freddi giorni, precisamente sabato pomeriggio, scopro che razionano il riscaldamento sui treni.
Stupefacente la risposta del capotreno: “Dopo Tradate lo accendiamo”. Perché? Non sente che fa freddo, non vede che le persone hanno tutte indosso cappotto sciarpa cappello e guanti? Si tratta di ordini superiori, di una clausola di viaggio, di che?
Temevo che il riscaldamento non funzionasse, ora mi sento molto più tranquilla: funziona, è a causa di una decisione presa scientemente (?) che non parte.
Per la cronaca, il riscaldamento è stato acceso ben dopo Tradate, e al minimo, tanto basso da risultare impercettibile, e ovviamente senza nessun beneficio per i viaggiatori.

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