Come c’è il mese del bianco, il mese dell’udito o dei dentisti, alle ferrovie Nord c’è il mese del ritardo, novembre. Ogni anno il peggiore per i pendolari, quello in cui i ritardi sono implacabilmente consistenti e i guasti altamente probabili. Manco a dirlo, imputabili, secondo il gestore, a cause non dipendenti dalla propria responsabilità – cataclismi naturali, come gelo, pioggia, freddo, vento... o umani-ma-alieni, come graffitari, vandali o senzacasa, il solito rosario di cause esterne in cui esso non riconosce parte né ruolo. Il fenomeno strabiliante è che quest’anno il tempo è buono, il clima ancora mite, nonostante, in effetti, si debba riconoscere che il disagio sociale risulta un pochino più vistoso.
Epperò ad uno sguardo panoramico novembre ha probabilmente una sua funzione nel Disegno Intelligente dei Piani Superiori, quella di dare l’abbrivio alla modifica degli orari. Per esempio, negli anni il treno del mattino da Varese è stato progressivamente posticipato, assecondando i ritardi – proprio inseguendoli –, che entrano di diritto nell’orario ufficiale: 8.03, poi 8.06, oggi 8.16. Ciò che non può il servizio ferroviario, può l’Orario. Che Trenitalia, con una puntualità che suona paradossale, modifica in prossimità della fine dell’anno, suscitando ovunque ire e proteste dei viaggiatori; LeNord accettano con rassegnazione il dato di fatto, in nome della pura e semplice gestione dell’esistente. Non un progetto, infatti, una idea di trasporto pubblico, uno straccio di iniziativa per gli utenti. Adesso che in Lombardia queste due realtà sono diventate una sola* (una sòla), ne vedremo delle belle. In luogo dell’introduzione di altri treni, intesi sia come nuovo materiale che come numero e frequenza delle corse, o più veloci, Cattaneo annuncia l’apertura di nuovi presidi di polizia, in orari d’ufficio, ché tanto dopo una certa ora di treni non ne circolano quasi più e chi dovesse prenderli si arrangi. E poi tante, tantissime telecamere. Ne sentivamo il bisogno. Per rendere le stazioni semideserte sempre più infrequentabili, per trasformare luoghi di sosta transito passaggio in inquietanti zone franche.
Liberare i treni e le stazioni dal personale e promuovere l’automatizzazione, allontanare le persone e ricoverarci forze di polizia; dichiarare guerra ai graffitari e a chi cerca ricovero per la notte. Tutto molto lungimirante.
Forse – forse – adoperasi per attirare utenti, popolare le stazioni di persone che possono usare i treni perché sono frequenti, comodi, economicamente vantaggiosi, ben distribuiti su tutto l’arco della giornata, sera compresa, riporterebbe alle giuste proporzioni il congegno, ormai oliatissimo, comunente denominato “problema della sicurezza”, reale o percepita – su questa rifrazione si gioca gran parte della retorica istituzionale –, quella che aumenta la sorveglianza e sottrae spazi e servizi pubblici al pubblico, e pure il buonumore.
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Costituita la nuova società dedicata al TPL in Lombardia partecipata al 50% da FNM e Trenitalia;
La Lombardia vara una nuova società unica per il trasporto ferroviario regionale.
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