Sul tema dei mezzi pubblici il problema dei parcheggi è probabilmente secondario solo a quello dei disservizi del trasporto ferroviario. Annesse alle stazioni, le aree di parcheggio, sempre che ci siano, non sembrano essere improntate ad un criterio comune. Ogni tanto arriva la notizia di parcheggi a pagamento. Danno e beffa: non solo i pendolari pagano troppo caro un trasporto ferroviario sempre al di sotto della norma – se i treni pendolari sono diventati un po’ più puntuali (in questo senso uno sforzo va riconosciuto, anche se i tempi di percorrenza restano inaccettabili), le condizioni di viaggio sono penalizzate dal sovraffollamento a volte davvero impressionante e da temperature rigide e malsane (un freddo artificiale da cella frigorifera sui TAF) –, ma sono talora costretti ad accollarsi la spesa del parcheggio per l’iniziativa estemporanea di qualche sindaco le cui casse sono state prosciugate dalla politica nazionale.
Oggi leggiamo di Barasso, che viene qualificata come “stazione importante” dal sindaco che invoca il sostegno di Regione e LeNord e intanto stabilisce le tariffe privilegiando i residenti (che in teoria dovrebbero invece essere in condizioni di raggiungere la stazioni con mezzi diversi dall’auto) e chiedendo un contributo più sostanzioso a chi raggiunge la stazione da fuori, cioè probabilmente proprio a chi dell’auto difficilmente può fare a meno.
A Varese il parcheggio, striminzito, impone il disco orario, cioè esclude i pendolari, che l’ora e mezza di sosta consentita la impiegano per raggiungere Milano; accanto all’ancora più minuscolo parcheggio delle Ferrovie dello Stato c’è un parcheggio a pagamento. In altre parole: in moltissimi casi il pendolare paga la scelta di utilizzare il mezzo pubblico unitamente a quella di vivere fuori città con un sovrappiù di prezzo per il parcheggio e di tempo per raggiungere casa propria.
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